sabato 31 maggio 2008

Indígenas asesinados por el Ejército: Solidaridad desde Italia



Narni, 31 de mayo de 2008

Doctor
FRANCISCO SANTOS
Vicepresidente de Colombia
Carrera 8 n.7-26 – Palacio de Nariño
Bogotà, Colombia


Respetuoso saludo.

El pasado 23 de mayo hemos enviado al señor Vicepresidente una carta expresando nuestra preocupaciòn por el aumento de las amenazas y de las agresiones de diverso tipo contra las Comunidades Indìgenas del Norte del Cauca. Ahora recibimos con profunda tristeza la noticia del asesinato, por parte de unidades del Ejèrcito colombiano, de dos jòvenes comuneros indìgenas pertenecientes al Cabildo de Tacueyò, en hechos sucedidos el dìa 29 de mayo anterior. Los dos jòvenes indìgenas, intentaron resguardarse en una casa, a raìz de los fuertes combates que en ese momento se libraban entre guerrilla y ejèrcito en inmediadiones de “La Cominera”, resguardo de Corinto. Momentos despuès, miembros del Ejèrcito, que segùn la denuncia, podrìan estar adscritos a los Batallones Codazzi o Pichincha, entraron a la vivienda y dispararon contra los dos civiles, los cuales no portaban armas ni estaban involucrados en los combates. Despuès de la fuga de los autores materiales del crimen, llegaron otros militares y miembros del DAS, que fueron rodeados por la comunidad indìgena para evitar una eventual alteraciòn de las pruebas que pudiera afectar la investigaciòn que de esta ejecuciòn extrajudicial deberà realizar la justicia colombiana (antecedentes como la modificaciòn de pruebas por parte de miembros del Ejército en la masacre del 21 de Febrero de 2005 en la Comunidad de Paz de San Josè de Apartadò, hacen que las comunidades esten prevenidas en este aspecto).

Solicitamos respetuosamente al señor Vicepresidente, intervenir para que se investiguen los hechos antes denunciados y se identifique y procese a sus responsables. De igual modo, hacemos un llamado a todos los actores armados protagonistas del conflicto nacional para que respeten los territorios, la autonomia y los planes de vida de las comunidades indìgenas colombianas y en particular modo de las comunidades indìgenas del norte del Cauca.

Finalmente, expresamos nuestra solidaridad a las familias de las vìctimas, al Cabildo Indígena de Corinto, a la Asociación de Cabildos Indígenas del Norte del Cauca y al Consejo Regional Indìgena del Cauca.


Estamos seguros de que el señor Vicepresidente harà todo lo necesario por que se sepa la verdad de lo ocurridoy se aplique la ley.


Agradecemos su amable atenciòn.

Atentamente,

Dr. Andrea Proietti
Presidente di Colombia Vive!

Con copia a:

· Director Programa Presidencial de DD.HH. y DIH, Dr. Carlos Franco Echevarria
· Fiscal General de la Nación, Dr. Mario Iguarán
· Procurador General de la Naciòn , Dr. Edgardo Josè Maya Villazòn
· Defensor Nacional del Pueblo, Dr. Volmar Antonio Pèrez Ortiz
· Embajada de Colombia en Roma , S.E. Embajador Dr. Sabas Pretelt de la Vega
· Embajada Italiana en Bogotà, S.E. Embajador Dr. Antonio Tarelli
· Jefe de la Delegacion de la Comision Europea para Colombia y Ecuador, Dr.
Fernando Cardesa Garcia.
· Representante para Colombia del Alto Comisario ONU por los Derechos Humanos Sr. Juan Pablo
Corlazzoli.
__________________________________
Sede Legale
Comune di Narni – Ufficio per la Pace – Piazza dei Priori 1 – 05035 Narni
Tel 0039 0744 747269 anche fax
reteitalianadisolidarieta@gmail.com

venerdì 30 maggio 2008

Li ha uccisi l’Esercito



30 maggio 2008 Fonte: ACIN Autore: le Autorità

Amparo di 23 anni di età e Silvio Chaguendo Ipia di 27 anni, due fratelli dell’etnia indigena Nasa, cittadini del Municipio di Tacueyò, stavano correndo a mettersi al riparo in una abitazione durante gli scontri tra la guerriglia e l’esercito che avvenivano ieri 29 maggio intorno a mezzogiorno nei dintorni de “La Cominera”. Secondo molti testimoni della comunità, alcuni soldati dell’Esercito Nazionale ascritti ai Battaglioni Codazzi o Pichincha, ordinarono a una donna e a sua figlia di aprire la porta della loro abitazione, entrarono e fucilarono i due ragazzi.

Secondo le Autorità del Municipio Indigeno di Corinto, Silvio presentava un foro di proiettile nell’orbita dell’occhio sinistro e Amparo un foro nella zona parietale sinistra. I soldati fuggirono correndo via dalla casa dopo aver commesso il crimine. Amparo e Sivio erano dei civili. Non avevano con loro armi e non erano coinvolti negli scontri. Da qui l’indignazione della comunità che immediatamente circondò la casa per impedire che agenti del DAS (polizia politica colombiana) ed effettivi dell’Esercito che arrivarono subito sul posto, potessero alterare l’evidenza dei fatti o portare via i cadaveri.
Le autorità indigene del “Cabildo” di Corinto arrivarono sul posto alle ore 15,00 e si occuparono di far trasportare i corpi dei ragazzi negli Uffici del “Cabildo” per officiare la veglia notturna in attesa dell’autopsia che sarà effettuata dal Medico Legale nelle prime ore del giorno successivo.
Autorità del CRIC (Consiglio Regionale Indigeno del Cauca) e della ACIN (Associazione di Cabildi Indigeni del Nord del Cauca), arrivarono in appoggio alle comunità ed autorità locali per verificare quanto accaduto e per fare tutto il possibile affinché inizi subito un’indagine che faccia luce sull’atrocità del fatto. A notte inoltrata autorità del CRIC e della ACIN hanno provveduto a darne comunicazione tramite i mass media, al fine di far conoscere la verità e sostenere le testimonianze raccolte e fornite da chi era presente.

Esprimiamo le nostre sincere e sentite condoglianze ai familiari di Amparo e Silvio e le estendiamo agli amici e a chi fu testimone di questi avvenimenti terribili. Nessuno darà di nuovo la vita a queste nuove vittime del conflitto, ma bisognerà almeno che sia scoperta la verità. I militari responsabili devono essere giudicati e assumere le proprie responsabilità secondo il loro livello di coinvolgimento e grado di comando che rivestono. Ripudiamo e rifiutiamo ancora una volta questa ignobile guerra contro i nostri popoli.

Che tacciano le armi e si rispettino i popoli, le nostre terre, la vita, i nostri saperi ancestrali!

Cabildo Indígena de Corinto
Asociación de Cabildos Indígenas del Norte del Cauca –ACIN, Cxab Wala Kiwe-
Consejo Regional Indígena del Cauca 'CRIC-
Mayo 29 de 2008, 23:30 horas.
Tejido de Comunicación y Relaciones Externas para la Verdad y la Vida
Asociación de Cabildos Indígenas del Norte del Cauca - ACIN
Telefax: 0928 - 290958 - 293999Email: acincauca@yahoo.es Web: www.nasaacin.org
Santander de Quilichao Cauca –Colombia

RIMANIAMO SALDI NEI NOSTRI PRINCIPI DI DIGNITA'




Nelle ultime settimane e anche negli ultimi giorni ci sono arrivati diversi inviti da parte della forza pubblica per realizzare delle riunioni sul tema della sicurezza della nostra comunità, mentre, parallelamente, il giorno 25 maggio, a San José, il governo dichiarava che la comunità è ormai ridotta a sole 20 famiglie ed è finita, e la invitava ad adeguarsi alla logica di Uraba', dimostrando così un assoluto disprezzo nei confronti della realtà, del terrore e delle morti che abbiamo patito in questi anni.

Le dichiarazioni dei tre paramilitari, di Don Berna e del capitano Gordillo hanno confermato la nostra verità, e cioè che è stato l'esercito insieme ai paramilitari l'esecutore del massacro del 21 febbraio 2005. Ma la logica paramilitare che emana da questo governo sta cercando di mettere a tacere la verità dichiarata da questi carnefici e di occultare la morte e il terrore che imperano nel nostro Paese proprio a causa di detta logica.

Noi non ci siamo stupiti per il silenzio che si vuole imporre alla verità, poichè questo silenzio è stata una costante in questi ultimi dodici anni, unito all'impunità per i responsabili di più di 174 morti e per più di 650 violazioni dei diritti umani nella nostra comunità, alle azioni di morte che imperano in Uruba' insieme alla paramilitarizzazione di tutti gli aspetti del vivere quotidiano.

Il cinismo di un governo di forza pubblica non ha limiti, poichè mentre parlano di sicurezza della comunità, contemporaneamente cercano in diversi modi di farla finita con noi, ci imbastiscono montature giudiziarie, ci calunniano, ci minacciano, mentre i paramilitari agiscono apertamente insieme alla forza pubblica e gli investimenti sociali sono usati come armi per dividerci. Per anni abbiamo denunciato pubblicamente tutto questo ma la realtà continua a essere la stessa, e i paramilitari con l'esercito e la polizia sono quelli che ci impongono l' "ordine" del terrore.

Nueva Antioquia è un chiaro riflesso della condizione di vita paramilitare che vive il nostro Paese, visto che lì sono i paramilitari quelli che regolano l'alimentazione, decidono chi può vivere nella zona, soluzionano a loro modo i conflitti sociali, controllano l'economia, seminano la coca, si impadroniscono delle terre. Loro stessi con una parola lo spiegano bene: “noi siamo lo Stato”, e questo è vero, visto che tutte le istituzioni sono al loro servizio, la forza pubblica li difende e condivide la loro logica assassina.

E' da mesi che rendiamo nota questa realtà, e malgrado ciò tutto continua nello stesso modo a Los Mandarinos, nei quartieri di Apartado', a San José; vorrebbero mostrare pubblicamente un'attitudine di rispetto nei confronti della vita mentre la realtà è completamente diversa, è una realtà di morte per la quale è necessario proprio quell'ordine paramilitare.

Davanti a tutte queste falsità manteniamo salde le nostre convinzioni, rimaniamo testardamente dalla parte della vita, della terra, del vivere civile e continuiamo a cercare la realizzazione di una pace vera, di una giustizia vera. Per questo rimaniamo fermi nei nostri principi di neutralità nei confronti degli attori armati del Paese, nel volere i ritorni e nel non cedere il minimo spazio agli assassini e ai seminatori di morte. E' per questo che non possiamo unirci a loro, è una scelta etica e un'esigenza universale, poichè accettare l'impunità e la logica dei carnefici significherebbe negare la dignità delle vittime.

Noi riproponiamo l'idea di tornare alla concertazione delle misure provvisorie della Corte Interamericana con il governo, che furono interrotte unilateralmente proprio dal governo, ma poichè questo possa avvenire è necessario che il governo ristabilisca un'attitudine di fiducia dopo le tante azioni di morte che ha realizzato, e sarebbe necessario che rettificasse le segnalazioni che ha fatto contro la comunità, che fossero rispettate le zone umanitarie, che si facesse una seria valutazione del perchè la giustizia non ha funzionato, oltre naturalmente all'eliminazione della presenza della forza pubblica negli spazi in cui vive la popolazone civile della zona.

Sappiamo che la Storia continuerà a darci ragione, che la falsità e il cinismo dei carnefici andrà cedendo giorno dopo giorno così come è già accaduto, le loro bugie e il loro agire da assassini saranno giudicati dall'umanità e questo Paese vittima del paramilitarismo non potrà ignorare la dignità e la verità delle vittime.

Comunità di Pace di San José de Apartado
27 maggio 2008

Comunidad de Paz de San josè de Apartado'
http://www.cdpsanjose.org

martedì 27 maggio 2008

Ciclo di incontri con rappresentanti dei movimenti indigeni e sociali latinoamericani

ASUD INFORMA

COSTRUENDO ALTERNATIVE

Dopo la Cumbre de los Pueblos di Lima, conclusasi con la grande mobilitazione dei movimenti sociali e con il fallimento delle politiche commerciali che la UE voleva imporre ai paesi della regione Andina, dal 28 maggio al 6 giugno saranno in Italia alcuni rappresentanti dei movimenti sociali e indigeni latinoamericani per una serie di iniziative pubbliche in varie città italiane.
Il ciclo di incontri - organizzato dall'associazione A Sud - partirà da Roma per toccare Napoli, Milano, Trieste ed avrà come obiettivi: denunciare, insieme ai protagonisti dei movimenti sociali latinoamericani, l'impatto che gli accordi commerciali hanno sulla vita dei popoli e sulle risorse naturali dell'Unione Europea e dell'America Latina; continuare a costruire alleanze, cooperazione e relazioni tra movimenti, società civile e istituzioni locali; discutere - assieme alla società civile e alle amministrazioni italiane - dei cambiamenti in atto in America latina e nel mondo, e del contributo dei movimenti sociali e indigeni latinoamericani alla risoluzione dei conflitti sociali e ambientali del pianeta.
Un forte accento sarà dato alla drammatica situazione che vive la Colombia, da decenni teatro di una violenta guerra a bassa intensità, alla sistematica repressione subita dai leader sindacali, sociali, indigeni, afrodiscendenti etc. ed alle proposte che i movimenti sociali colombiani stanno portando avanti per difendere i diritti umani (in particolare la libertà di opinione e di associazione) e per cercare una soluzione collettiva di pace che vada oltre la smobilitazione armata.

La delegazione sarà composta da:
- Luis Evelis Andrade Casama, Presidente e Consejero Mayor della Autorità Nazionale Indigena della Colombia – ONIC
- Miguel Palacin Quispe, Coordinatore Generale del Coordinamento Andino delle Organizzazioni Indigene – CAOI
- Gloria Amparo Suárez, Portavoce Organización Femenina Popular, Colombia
- Omar Fernández Obregón, Religioso francescano, poeta, rappresentante del Movimento dei Cristiani per la Pace con Giustizia e Dignità, fondatore della Coalizione dei Movimenti e delle Organizzazioni Sociali Colombiane – COMOSOC
- Nelly Celorio Parameno, Movimiento Afrodiciendentes Huellas Africanas, Colombia
- Higinio Obispo González, Leader indigeno del popolo Eperara e co-fondatore del COMOSOC
- Gilberto Luis Martínez Guevara, Leader sindacale, componente della Giunta Nazionale della Centrale Unitaria dei Lavoratori CUT – Colombia

per partecipare, per informazioni e contatti: http://www.asud.net/Iniziative/iniziativa.php?in=130&lang=0
saravegni@asud.net
+39 339 1932618

Per informazioni o contatti con l'Associazione Asud
Para informaciones y conctactos con la Asociacion A Sud
Via Romano Calò 48, 00139 Roma
www.asud.net
redazione@asud.nettel. 0039 068803570

lunedì 26 maggio 2008

Lettera inviata dalla Rete Italiana di Solidarietà Colombia Vive al Vicepresidente della Colombia per aggressioni gravi alla ACIN


Rete Italiana di Solidarietà
con le Comunità di Pace Colombiane Colombia Vive! Onlus

Narni, 23 de mayo de 2008

Doctor
FRANCISCO SANTOS
Vicepresidente de Colombia
Bogotà
fsantos@presidencia.gov.co
buzon1@presidencia.gov.co
fax. 00 5714442158 – 00571 4442122/45


Respetuoso saludo.

Con la presente señor Vicepresidente, queremos referirnos a los siguientes hechos que son fuerte motivo de preocupaciòn para nuestra organizaciòn:

1. Con profunda tristeza, hemos recibido la noticia del asesinato del exgobernador indìgena OVIDIO MALAGA, en el resguardo de Agua Clara, zona del Bajo San Juan, departamento del Chocò. Tambièn se reporta la desapariciòn forzada del ciudadano afrodescendiente RODRIGO LOPEZ y de otros tres afrocolombianos màs. Al parecer en este territorio indìgena y afrodescendiente, que cuenta con una fuerte presencia de lasfuerzas militares, se proyecta el paso de un oleoducto.

2. Hemos recibido denuncias sobre la realizaciòn de un plan integral de agresión contra la Asociaciòn de Cabildos Indìgenas del Norte del Cauca ACIN y las comunidades que la conforman. Este incluye acciones graves como las presiones indebidas por parte de empresas multinacionales para acceder a los recursos de estos territorios, graves acusaciones a comuneros y líderes por supuestas e infundadas vinculaciones con grupos armados al márgen de la ley, violaciones a derechos humanos por parte de miembros de la fuerza pública, declaraciones difamatorias de este ejemplar proceso social por parte de funcionarios estatales, reformas e iniciativas legales violatorias de los derechos fundamentales de estos pueblos y de acuerdos internacionales como el 169 de la OIT, entre otras. Acciones similares, han sido realizadas en otras regiones de Colombia y han generado desplazamiento forzado, violaciones graves a los derechos humanos y destrucción de procesos sociales y comunitarios.

3. Como es de su conocimiento señor Vicepresidente, en diciembre de 1991, fueron brutalmente asesinados 20 niños, mujeres y hombres del pueblo Nasa, en lo que se conoce como la masacre del Nilo. El Estado colombiano reconociò ante la Corte Interamericana de Derechos Humanos su responsabilidad en la masacre y se comprometiò a reparar integralmente a las vìctimas. Parte de los compromisos asumidos fueron los de dar a la comunidad Nasa del norte del Cauca, 15.663 hectareas de tierra y financiar programas de desarrollo socioeconòmico en coherencia con el proceso de autodeterminaciòn del pueblo Nasa. Despuès de 18 años ninguna reparaciòn se ha llevado a cabo y por el contrario, ha continuado el asesinato de lìderes y comuneros indìgenas, se han intensificado las campañas de desinformaciòn y estigmatizaciòn de la organizaciòn indìgena y hasta se han llegado a ofrecer recompensas por pobladores indìgenas que participen en acciones de recuperaciòn de tierras, acciones estas señor Vicepresidente, que son legìtimadas por el proceso historico de despojo y por el incumplimiento de los pactos firmados entre el pueblo Nasa del Norte del Cauca y el Gobierno Nacional. En este sentido, queremos expresar nuestra preocupaciòn por el uso eccesivo de la fuerza que la Policìa y el ESMAD han empleado para desalojar a familias indìgenas que exigiendo el cumplimiento de los acuerdos con el gobierno nacional, han realizado una acciòn de recuperaciòn de tierras en la hacienda La Emperatriz, municipio de Caloto, Cauca, el pasado 21 de mayo. El empleo de bombas explosivas y armas de fuego por parte de la fuerza pùblica contra pobladores desarmados, no tiene ninguna justificaciòn.

4. Finalmente señor Vicepresidente, queremos sumarnos a las voces de quienes han solicitado la protecciòn de la integridad del Sargento (r) EDGAR PAZ y su familia, el cual hace pocos dias tomò como rehenes a 30 ciudadanos que se encontraban en las oficinas de PORVENIR, en el centro de Bogotà, solicitando el pago de su pensiòn y haciendo graves denuncias sobre òrdenes impoartidas, por parte de altos mandos militares, para atentar contra lìderes de grupos polìticos de oposiciòn. Exhortamos a la justicia colombiana a investigar a fondo las denuncias realizadas por EDGAR PAZ.

Respetuosamente solicitamos al señor Vicepresidente, intervenir para que el Estado colombiano cumpla los compromisos adquiridos con el pueblo Nasa del Norte del Cauca, a raiz de la masacre del Nilo y para que se de un tratamiento polìtico, y no militar, a un problema eminentemente social como lo es el de la distribuciòn de la tierra. De igual manera, animamos al gobierno de Colombia a aumentar sus esfuerzos para identificar y procesar a los autores materiales e intelectuales de la masacre del Nilo y de tantos otros crimenes que han victimizado al pueblo Nasa.
Asimismo, solicitamos comedidamente al señor Vicepresidente, intervenir para que se tomen las medidas inmediatas y necesarias que permitan la captura de los responsables del asesinato del exgobernador indìgena OVIDIO MALAGA y el regreso a casa sanos y salvos de los afrodescendientes que han desaparecido. Nos sigue inquietando, el incremento de las violaciones a los derechos humanos, en territorios sobre los cuales gravitan fuertes intereses econòmicos de las empresas multinacionales.

Agradecemos su amable atenciòn.

Atentamente,

Dr. Andrea Proietti
Presidente di Colombia Vive!

giovedì 22 maggio 2008

Dichiarazione finale: III Forum della Solidarietà Lucchese nel Mondo

TERZO FORUM DELLA SOLIDARIETA’ LUCCHESE NEL MONDO
DICHIARAZIONE FINALE


Noi, rappresentanti di organizzazioni e comunità locali dei seguenti paesi: Afghanistan,Bielorussia, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Colombia, Ecuador, Italia, Israele, Libano,Kurdistan, Madagascar, Messico, Palestina, Rwanda, Sahara Occidentale, Tanzania; riunitinel terzo Forum della Solidarietà lucchese nel mondo a Lucca, nei giorni 30 aprile, 1, 2 e 3 maggio 2008

Affermiamo:
Premessa
- per noi solidarietà è diritto alla vita, al buon vivere e alla costruzione di un “plan de vida”:vivere in autonomia in un territorio che consenta a ciascuno di maturare possibilità di partecipazione e decisione, di stabilire rapporti in equilibrio con la natura e con gli altri, secondo le differenze culturali e il diritto all’autodeterminazione delle comunità;
- la solidarietà nasce sempre da un rapporto di amicizia, di impegno, di corresponsabilità e di conoscenza reciproca;
- viviamo in un unico mondo e la libertà di un popolo è la libertà di tutti e tutte; la lotta per l’ambiente di un popolo è la lotta per la sopravvivenza di tutti e tutte; la lotta per il cambiamento dell’attuale modello di sviluppo, per ripensare i consumi e le forme di accumulazione, parte integrante del sistema di dominazione, è una sfida comune;
- le domande e le soluzioni si basano su reciprocità e parità;
- un mondo umano e solidale si costruisce tenendo conto delle specificità, dei conflitti e delle contraddizioni presenti in ogni realtà.

Le sfide che abbiamo davanti
- sosteniamo con forza l’autodeterminazione dei popoli e li riconosciamo come soggetti sociali della loro storia e delle loro trasformazioni;
- consideriamo le differenze come punto di partenza per costruire solidarietà;
- riteniamo fondamentale assumere assieme la responsabilità del cambiamento a partire da alleanze specifiche;
- l’assunzione della responsabilità inizia con il cambiamento degli stili di vita individuale e comunitario;
- le donne creano relazioni di vita anche in situazioni di crisi estreme, il loro protagonismo e la loro autodeterminazione rappresentano condizione per la lotta contro ogni forma di discriminazione, di non rispetto e di violenza;
- è importante ripensare modalità di informazione che ci aiutino a condividere e a
conoscerci reciprocamente; proponiamo la messa in rete delle informazioni per contrastare l’omologazione e la disinformazione di massa; incoraggiamo e sosteniamo iniziative locali di informazione;
- la cooperazione non è una buona cosa in quanto tale: attraverso di essa si possono affermare forme di dominazione, impedire o non raggiungere alcun cambiamento (“di buoni propositi è lastricata la strada per l’inferno”).

Le strade che vogliamo percorrere- difendere i nostri territori: terra, persone acqua, cultura, socialità, tradizioni, storia,
comunità;
- renderci coscienti sulle forme di dominazione che si manifestano attraverso le politiche del terrore: le guerre, le occupazioni, le repressioni, le strategie di tensione e divisione, oppressione, discriminazione;
- difendere la nostra madre terra: la vita, le acque, le materie prime, l’aria, la
biodiversità;
- contrastare e denunciare le politiche oppressive di: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale del Commercio, Banche di Sviluppo, singoli governi, Unione Europea;
- rifiutare e denunciare l’imposizione dei progetti di sviluppo egemonico calati dall’alto ed estranei alle necessità delle comunità locali, inclusi i progetti di controllo demografico delle popolazioni indigene e gli interventi che, sotto il falso paradigma dello sviluppo sostenibile, nascondono tentativi di appropriazione o controllo dei territori e di tutta la biosfera;
- stringere alleanze per evitare l’isolamento delle singole comunità e capire cosa sta succedendo e cosa è opportuno fare, come associazioni, per contrastare la crisi strutturale della sovranità alimentare alla base della distruzione della vita dei contadini;
- creare reti polivalenti e indipendenti di informazione con tutti gli strumenti e forme a disposizione;
- dare continuità alle attività della Scuola per la Pace, diffondendo questa dichiarazione e le proposte elaborate per rafforzare il lavoro collettivo a tutti i livelli;
- concordare con gli amici ospitati in questi giorni il programma e le proposte del prossimo Forum della Solidarietà.

Lucca, 3 maggio 2008

mercoledì 21 maggio 2008

COLOMBIA : LA REALTA’ DEL SINDACALISMO

COMUNICATO STAMPA
Mercoledì 28 maggio 2008 alle ore 18, alla Libreria Bibli, in via dei Fienaroli 28 il Gruppo Italia 56 di Amnesty International indice la conferenza

COLOMBIA : LA REALTA’ DEL SINDACALISMO
“uno dei posti più pericolosi per i sindacalisti”
Proiezione del documentario “Predatori Globali”

Interventi di
Patrizia Sacco (Amnesty International)
Silvestro Montanaro (Giornalista Rai, conduttore di “C’era una volta”)
Gianni Alioti (Sindacalista CISL)

Ingresso libero.

Nel contesto del conflitto armato che dura da oltre 40 anni in Colombia, fra le forze di sicurezza nazionali e i paramilitari sostenuti dall’esercito da un lato, e i gruppi di guerriglia dall’altro, si inserisce un modello sistematico di attacco contro i sindacalisti impegnati nel contenzioso sul lavoro, nelle campagne contro le privatizzazioni, e per i diritti dei lavoratori in alcune aree dove operano le industrie estrattive. Secondo la Scuola nazionale sindacale – organizzazione non governativa colombiana – fra il gennaio 1991 e il dicembre 2006, sono stati uccisi 2245 sindacalisti, 3400 minacciati, 138 vittime di sparizioni. Nel 2007 i sindacalisti assassinati sono stati 39, e già 17 nei primi tre mesi del 2008.
Questi omicidi vengono attribuiti non solo ai gruppi paramilitari e alle forze di sicurezza, ma anche ai gruppi di guerriglia.
Amnesty International chiede al Governo colombiano di prendere provvedimenti efficaci per porre fine all’impunità di cui godono i persecutori dei sindacalisti, e di rispettare gli impegni assunti nel giugno 2006 con la firma dell’Accordo tripartito fra governo, sindacalisti e datori di lavoro colombiani.

Informazioni :
gr056@amnesty.it cell 3384795737 www.amnestylazio.it