Comité de Apoyo a la Alianza por la Paz con la Comunidad de Paz de San José de Apartadó por parte de la Federación de Parroquias de Herselt, Hulshout y Westerlo y del Ayuntamiento de Westerlo, Bélgica.
Westerlo, Bélgica, 8 de febrero de 2008.
Excelentísimo Señor Presidente:
La Comunidad de Paz de San José de Apartadó nos enteró sobre el retorno a la zona humanitaria de la vereda de Mulatos el 21 de febrero de 2008 y sobre la conmemoración de las ocho personas asesinadas el 21 de febrero de 2005 en el lugar mismo de la masacre.
Ya que nuestro Ayuntamiento de Westerlo y nuestra Federación de Parroquias de Herselt, Hulshout y Westerlo firmaron una “Alianza por la Paz” con la Comunidad de Paz de San José de Apartadó, el 8 de diciembre de 2006 estamos muy preocupados por el retorno a la zona humanitaria en la vereda de Mulatos.
Puesto que hasta ahora nadie ha sido condenado por la ejecución de la masacre del 21 de febrero de 2005 en Mulatos y puesto que los paramilitares siguen actuando en la zona a pesar de una presencia muy fuerte del Ejército, pedimos con urgencia al Gobierno de Colombia que garantice un seguro retorno a Mulatos de los habitantes huidos en febrero de 2005 asi como condiciones para poder vivir en Mulatos en seguridad y tranquilidad.
Reivindicamos el derecho de los habitantes de la zona humanitaria de la vereda de Mulatos y de todos los integrantes de la Comunidad de Paz de San José de Apartadó a no ser partícipes del conflicto armado.
Damos la bienvenida a la resolución T-1025/07 del 3 de diciembre de 2007 de la Corte Constitucional de la Nación. Entonces pedimos la ejecución integral y sin demora de esta resolución. Estamos plenamento convencidos que sólo acabar con la impunidad pueda abrir la puerta a la verdad, a la justicia, a la reparación y a la no repetición de las violaciones de los derechos más elementales de la Comunidad de Paz de San José de Apartadó.
Estamos también convencidos que el papel de las Fuerzas de Seguridad es decisivo. Por eso solicitamos medidas urgentes y decedidas para investigar los vínculos entre las Fuerzas de Seguridad y los grupos paramilitares en la región de Urabá. Pedimos medidas eficaces para desmantelar a los grupos paramilitares y para depurar el Ejército de todos los elementos responsables (intelectuales y materiales)de colaborar con estos grupos. Es muy preocupante el número creciente de denuncias de violaciones de los Derechos Humanos y del Derecho Internacional Humanitario – entre ellas ejecuciones extrajudiciales – realizadas por las Fuerzas de Seguridad.
Pedimos que el Gobierno colombiano garantice la ejecución de la resolución T-1025/07 de la Corte Constitucional y de las reiteradas resoluciones de la Corte Interamericana de los Derechos Humanos de la OEA y garantice a la población de la Comunidad de Paz de San José de Apartadó las condiciones de seguridad de que han estado desprovistos hasta ahora.
Muy atentamente,
Sus VAN OLMEN Coordinator del Comité de Apoyo
Berkenstraat 1
2260 Westerlo Bélgica
domenica 10 febbraio 2008
ESECUZIONE ESTRAGIUDIZIALE A SILVIA CAUCA
IL Consiglio Territoriale delle Autorità Indigene dell' Oriente Caucano denuncia con
il seguente comunicato pubblico l'assassinio di tre persone appartenenti a Comunità Indigene commesso dall'Esercito Nazionale e rende noto:
- Che il giorno 30 Gennaio 2008, verso le 11 di sera, nel luogo chiamato Chulica, situato tra i Resguardos indigeni di Kizgò e Ambalò facenti parte del municipio Silvia, membri dell'Esercito Nazionale del Battaglione di Alta Montagna n. 4, hanno
massacrato i seguenti appartenenti a Comunità Indigene: Robert Heler Astaiza, del Resguardo di Kizgò, e Luis Carlos Otero Velasco ed Elias Pechené Pillimue del Resguardo di Ambalò.
-Che la forza pubblica ha comunicato ai mezzi di informazione di avere colpito a morte, durante uno scontro, tre sovversivi sorpresi a svolgere attività di estorsione
nei confronti di alcune persone del luogo, e che questa versione dei fatti è stata pubblicata dal giornale "El Liberal" di Popayan e da "El Pais" di Cali nelle loro edizioni del 1 febbraio 2008, nonchè ripresa dalle emittenti locali di queste due città.
- Che i tre appartenenti a Comunità Indigene uccisi dalla forza pubblica, poco
prima del fatto, si trovavano invece nel capoluogo del municipio Silvia, dove sono stati visti da varie persone, e che inoltre i tre uomini erano ben conosciuti in quel municipio per via delle loro attività commerciali, rispettivamente di venditore al dettaglio di gas, panettiere e agropecuario.
- Che l'esecuzione estragiudiziale di persone e soprattutto di indios, contadini e afrocolombiani fa parte della politica di sicurezza del presidente Alvaro UribeVélez e che gli serve a dimostrare di avere ottenuto i risultati voluti a coloro che lo
finanziano, servendosi a questo scopo anche di realtà falsate come nel caso che qui denunciamo e in altri centinaia di casi che avvengono nel territorio nazionale.
Alla luce di questi fatti ripudiamo il comportamento dell'Esercito Nazionale che agendo così rende assai dubbia la veridicità e la rettitudine dei suoi atti e quella dello Stato.
Esigiamo l'allontanamento di tutti gli attori armati dai nostri territori indigeni ed il rispetto per le nostre autorità tradizionali leggittime, che sono le uniche autorizzate e competenti per eseguire controlli territoriali nei nostri Resguardos indigeni.
Sollecitiamo la solidarietà delle organizzazioni sociali, civiche, popolari, degli
organismi nazionali e internazionali dei diritti umani, affinchè si pronuncino contro queste azioni, contro la guerra e contro il coinvolgimento in questa guerra delle popolazioni civili attuata dagli attori armati, legali e illegali, di questo conflitto. Perchè si possano unire gli sforzi in difesa della vita, della pace, per la costruzione di un Paese dove sia possibile vivere in armonia, per una soluzione politica del conflitto armato e per il rispetto dei diritti umani e delle altre garanzie sociali.
Il silenzio è complice dell'ingiustizia.... pronunciamoci
Autorità Indigene del Consiglio Territoriale
dell'Oriente Caucano "Cotaindoc"
il seguente comunicato pubblico l'assassinio di tre persone appartenenti a Comunità Indigene commesso dall'Esercito Nazionale e rende noto:
- Che il giorno 30 Gennaio 2008, verso le 11 di sera, nel luogo chiamato Chulica, situato tra i Resguardos indigeni di Kizgò e Ambalò facenti parte del municipio Silvia, membri dell'Esercito Nazionale del Battaglione di Alta Montagna n. 4, hanno
massacrato i seguenti appartenenti a Comunità Indigene: Robert Heler Astaiza, del Resguardo di Kizgò, e Luis Carlos Otero Velasco ed Elias Pechené Pillimue del Resguardo di Ambalò.
-Che la forza pubblica ha comunicato ai mezzi di informazione di avere colpito a morte, durante uno scontro, tre sovversivi sorpresi a svolgere attività di estorsione
nei confronti di alcune persone del luogo, e che questa versione dei fatti è stata pubblicata dal giornale "El Liberal" di Popayan e da "El Pais" di Cali nelle loro edizioni del 1 febbraio 2008, nonchè ripresa dalle emittenti locali di queste due città.
- Che i tre appartenenti a Comunità Indigene uccisi dalla forza pubblica, poco
prima del fatto, si trovavano invece nel capoluogo del municipio Silvia, dove sono stati visti da varie persone, e che inoltre i tre uomini erano ben conosciuti in quel municipio per via delle loro attività commerciali, rispettivamente di venditore al dettaglio di gas, panettiere e agropecuario.
- Che l'esecuzione estragiudiziale di persone e soprattutto di indios, contadini e afrocolombiani fa parte della politica di sicurezza del presidente Alvaro UribeVélez e che gli serve a dimostrare di avere ottenuto i risultati voluti a coloro che lo
finanziano, servendosi a questo scopo anche di realtà falsate come nel caso che qui denunciamo e in altri centinaia di casi che avvengono nel territorio nazionale.
Alla luce di questi fatti ripudiamo il comportamento dell'Esercito Nazionale che agendo così rende assai dubbia la veridicità e la rettitudine dei suoi atti e quella dello Stato.
Esigiamo l'allontanamento di tutti gli attori armati dai nostri territori indigeni ed il rispetto per le nostre autorità tradizionali leggittime, che sono le uniche autorizzate e competenti per eseguire controlli territoriali nei nostri Resguardos indigeni.
Sollecitiamo la solidarietà delle organizzazioni sociali, civiche, popolari, degli
organismi nazionali e internazionali dei diritti umani, affinchè si pronuncino contro queste azioni, contro la guerra e contro il coinvolgimento in questa guerra delle popolazioni civili attuata dagli attori armati, legali e illegali, di questo conflitto. Perchè si possano unire gli sforzi in difesa della vita, della pace, per la costruzione di un Paese dove sia possibile vivere in armonia, per una soluzione politica del conflitto armato e per il rispetto dei diritti umani e delle altre garanzie sociali.
Il silenzio è complice dell'ingiustizia.... pronunciamoci
Autorità Indigene del Consiglio Territoriale
dell'Oriente Caucano "Cotaindoc"
venerdì 8 febbraio 2008
IN COLOMBIA CON IL COMITATO - INGRID BETANCOURT PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI GLI OSTAGGI
Bruxelles, 8/2/088
" In Colombia per la liberazione di Ingrid Betancourt e di tutti gli ostaggi, perché le loro sorti non cadano nell'oblio e la mediazione continui"- lo ha dichiarato Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo, che prenderà parte alla delegazione organizzata dal Comitato di sostegno Ingrid Betancourt, in Colombia dall'8 all'11 febbraio 2008.
"Lo scopo della missione è di continuare una campagna di solidarietà nei confronti delle centinaia di sequestrati tuttora prigionieri nella giungla colombiana e mobilitare l'opinione pubblica internazionale perché faccia pressioni sulle Farc e sul Presidente Colombiano Alvaro Uribe in favore di negoziati che portino al loro immediato rilascio. L'annuncio di questi giorni della liberazione di tre degli ostaggi è un segnale di speranza anche per gli altri sequestrati e per le loro famiglie. La mediazione internazionale, l'impegno dell'UE e di tutti i Governi europei per il dialogo in Colombia devono continuare fino a quando non rimarrà nessun ostaggio" ha aggiunto Luisa Morgantini.
La delegazione sarà composta da 4 rappresentanti del Comitato di sostegno a Ingrid Betancourt, dalla ex Presidente del Parlamento Europeo Nicole Fontaine (PPE) e dalla Vice Presidente del Pe Luisa Morgantini, portatrice anche di un messaggio del Presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pottering per la liberazione di Ingrid Betancourt, ostaggio delle Farc dal 23 febbraio 2002.
Il programma della delegazione prevede incontri con le famiglie degli ostaggi, con ex sequestrati, tra cui Clara Rojas, amica e collaboratrice della Betancourt liberata lo scorso 11 gennaio.
Sono previsti anche incontri e colloqui con il Sindaco di Bogotà, con rappresentanti delle Istituzioni e parlamentari colombiani, allo scopo di creare una più stretta collaborazione e mostrare una forte determinazione ad agire insieme, per la liberazione di tutti i sequestrati, ma anche con associazioni per la pace e per i diritti umani in segno di una forte solidarietà con la popolazione civile colombiana che subisce e combatte la presa degli ostaggi e reclama soluzioni pacifiche.
Per ogni informazione, dichiarazione o testimonianza: Luisa Morgantini o +39 348 39 21 465 luisa.morgantini@europarl.europa.eu; www.luisamorgantini.net;
Comitato di sostegno a Ingrid Betancourt, Clara Rojas e agli ostaggi in Colombia www.agirpouringrid.com
Fanny Hess 00336.62.42.57.39 fanny.hess@tele2.fr
Hervé Marro 00336.88.79.11.23 herve.marro@laposte.net
" In Colombia per la liberazione di Ingrid Betancourt e di tutti gli ostaggi, perché le loro sorti non cadano nell'oblio e la mediazione continui"- lo ha dichiarato Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo, che prenderà parte alla delegazione organizzata dal Comitato di sostegno Ingrid Betancourt, in Colombia dall'8 all'11 febbraio 2008.
"Lo scopo della missione è di continuare una campagna di solidarietà nei confronti delle centinaia di sequestrati tuttora prigionieri nella giungla colombiana e mobilitare l'opinione pubblica internazionale perché faccia pressioni sulle Farc e sul Presidente Colombiano Alvaro Uribe in favore di negoziati che portino al loro immediato rilascio. L'annuncio di questi giorni della liberazione di tre degli ostaggi è un segnale di speranza anche per gli altri sequestrati e per le loro famiglie. La mediazione internazionale, l'impegno dell'UE e di tutti i Governi europei per il dialogo in Colombia devono continuare fino a quando non rimarrà nessun ostaggio" ha aggiunto Luisa Morgantini.
La delegazione sarà composta da 4 rappresentanti del Comitato di sostegno a Ingrid Betancourt, dalla ex Presidente del Parlamento Europeo Nicole Fontaine (PPE) e dalla Vice Presidente del Pe Luisa Morgantini, portatrice anche di un messaggio del Presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pottering per la liberazione di Ingrid Betancourt, ostaggio delle Farc dal 23 febbraio 2002.
Il programma della delegazione prevede incontri con le famiglie degli ostaggi, con ex sequestrati, tra cui Clara Rojas, amica e collaboratrice della Betancourt liberata lo scorso 11 gennaio.
Sono previsti anche incontri e colloqui con il Sindaco di Bogotà, con rappresentanti delle Istituzioni e parlamentari colombiani, allo scopo di creare una più stretta collaborazione e mostrare una forte determinazione ad agire insieme, per la liberazione di tutti i sequestrati, ma anche con associazioni per la pace e per i diritti umani in segno di una forte solidarietà con la popolazione civile colombiana che subisce e combatte la presa degli ostaggi e reclama soluzioni pacifiche.
Per ogni informazione, dichiarazione o testimonianza: Luisa Morgantini o +39 348 39 21 465 luisa.morgantini@europarl.europa.eu; www.luisamorgantini.net;
Comitato di sostegno a Ingrid Betancourt, Clara Rojas e agli ostaggi in Colombia www.agirpouringrid.com
Fanny Hess 00336.62.42.57.39 fanny.hess@tele2.fr
Hervé Marro 00336.88.79.11.23 herve.marro@laposte.net
La marcia del 4 febbraio vista da due missionari laici italiani che vivono in Colombia
Condividiamo con i nostri lettori la riflessioni che su la marcia del 4 febbraio in Colombia, hanno fatto Raffa e Joseph, che con i suoi bimbi si sono trasferiti al Cauca per donare tre anni delle proprie vita al servizio delle comunità indigene.
ciao a tutti carissimi,
vi raccontiamo un poco della marcia del 4 di febbraio organizzata per la liberazione dei sequestrati dalle FARC, in molte città del mondo.
I movimenti e le organizzazioni indigene e campesine, in particolare quelle del nord del Cauca dove noi viviamo, hanno deciso di non aderire alla marcia nazionale, perché la considerano politicamente strumentalizzata per far scendere in piazza a favore del governo Uribe e del Plan Colombia questi settori di popolazione, che tuttora sono un ostacolo al piano, e prendere ufficialmente una posizione contro le FARC. La politica di seguridad del presidente è largamente appoggiata dalla
popolazione che vive nelle zone urbanizzate (70% popolazione) perché la presenza massiva dell'esercito ha permesso di poter condurre una vita relativamente sicura e tranquilla dagli attacchi della guerriglia, questo però solo nelle zone urbane, il prezzo di questa sicurezza lo pagano le zone rurali.
Certamente la manifestazione di ieri é nata dalla base, alimentata dall'orrore per le immagini delle condizioni in cui si trovano i sequestrati dalla FARC e da una generale stanchezza per questa guerra che dura da 40 anni. Le FARC si sono giocate l'appoggio di larga parte della popolazione con la loro intransigenza, il settarismo politico di cui sono fautrici e soprattutto con la pratica dei sequestri che negli ultimi tempi si é accompagnata ad una serie di promesse tradite, come la
liberazione di alcuni prigionieri, la più famosa è Ingrid Betancourt, e che ad oggi, nonostante tutto il circo mediatico, incluso l'intervento del presidente Chavez, non ha portato a nulla.
Per il movimento indigeno é importante sottolineare la distanza dalle FARC, ma anche dalla politica governativa che pretende di risolvere il conflitto esclusivamente con la forza e riaffermare la propria identità di soggetto politico impegnato pacificamente nella difesa della vita, della dignità e della terra da ben prima che l'emozione per le immagini dei sequestri portassero le città a mobilitarsi.
I soggetti armati sono una minaccia per la vita delle comunità a prescindere dalla divisa che indossano; entrambi tentano di coinvolgere la popolazione civile nel conflitto a proprio vantaggio.
La guerriglia, a vario titolo legata al narcotraffico, difende i coltivi illeciti e arruola ragazzi e ragazze sempre più giovani tra gli strati più miseri della popolazione; i militari eradicano i coltivi illeciti di coca e papavero, ma non stanno a fare i sottili, lo scopo sotterraneo del governo è eradicare oltre ai coltivi anche la popolazione per poter sfruttare la terra ed in particolare il sottosuolo ricco di minerali preziosi, che gli indigeni non utilizzano perché non è
nella loro cultura e per preservare le risorse idriche. Sono infatti i militari stessi a minacciare, rubare, spaventare la gente, a volte vestiti da paramilitari per non farsi riconoscere. La gente è convinta che il governo non avrebbe mai concesso l'asfaltatura della strada che porta fino a qui (praticamente in mezzo al nulla) se non ci fosse sotto qualcosa di più grosso.
La presenza degli uni attira l'intervento o lo scontro con gli altri e la gente ci vive in mezzo come può.
Questo rende evidente perché si è deciso di non schierarsi, ma ciò non significa inerzia. Venerdì 8 febbraio in Toribio i cabildos dei tre resguardos hanno organizzato una marcia e una manifestazione a favore della vita, della pace e della smilitarizzazione in cui ci sarà un momento dedicato alla narrazione del processo storico che ha portato alla rivendicazione di popolo e anche un riconoscimento per la guardia indigena che è stata istituita nel 2002. Quest'ultima si compone di
volontari disarmati ed ha il compito di proteggere la vita della popolazione civile, ma non la sicurezza dei coltivi illeciti, che sono ciò che attira le parti armate nel territorio.
Speriamo e preghiamo che tutto si svolga in modo tranquillo, perché nei giorni precedenti la marcia ufficiale ci sono stati scontri a fuoco al Tierrero, nel resguardo di Caloto e la guerriglia girava, soprattutto ai piedi delle montagne per intimare alla gente di non partecipare.
Noi dal canto nostro ci mettiamo preghiera, presenza e scritti per far conoscere ciò che ai più non appare.
Raffa e Joseph
ciao a tutti carissimi,
vi raccontiamo un poco della marcia del 4 di febbraio organizzata per la liberazione dei sequestrati dalle FARC, in molte città del mondo.
I movimenti e le organizzazioni indigene e campesine, in particolare quelle del nord del Cauca dove noi viviamo, hanno deciso di non aderire alla marcia nazionale, perché la considerano politicamente strumentalizzata per far scendere in piazza a favore del governo Uribe e del Plan Colombia questi settori di popolazione, che tuttora sono un ostacolo al piano, e prendere ufficialmente una posizione contro le FARC. La politica di seguridad del presidente è largamente appoggiata dalla
popolazione che vive nelle zone urbanizzate (70% popolazione) perché la presenza massiva dell'esercito ha permesso di poter condurre una vita relativamente sicura e tranquilla dagli attacchi della guerriglia, questo però solo nelle zone urbane, il prezzo di questa sicurezza lo pagano le zone rurali.
Certamente la manifestazione di ieri é nata dalla base, alimentata dall'orrore per le immagini delle condizioni in cui si trovano i sequestrati dalla FARC e da una generale stanchezza per questa guerra che dura da 40 anni. Le FARC si sono giocate l'appoggio di larga parte della popolazione con la loro intransigenza, il settarismo politico di cui sono fautrici e soprattutto con la pratica dei sequestri che negli ultimi tempi si é accompagnata ad una serie di promesse tradite, come la
liberazione di alcuni prigionieri, la più famosa è Ingrid Betancourt, e che ad oggi, nonostante tutto il circo mediatico, incluso l'intervento del presidente Chavez, non ha portato a nulla.
Per il movimento indigeno é importante sottolineare la distanza dalle FARC, ma anche dalla politica governativa che pretende di risolvere il conflitto esclusivamente con la forza e riaffermare la propria identità di soggetto politico impegnato pacificamente nella difesa della vita, della dignità e della terra da ben prima che l'emozione per le immagini dei sequestri portassero le città a mobilitarsi.
I soggetti armati sono una minaccia per la vita delle comunità a prescindere dalla divisa che indossano; entrambi tentano di coinvolgere la popolazione civile nel conflitto a proprio vantaggio.
La guerriglia, a vario titolo legata al narcotraffico, difende i coltivi illeciti e arruola ragazzi e ragazze sempre più giovani tra gli strati più miseri della popolazione; i militari eradicano i coltivi illeciti di coca e papavero, ma non stanno a fare i sottili, lo scopo sotterraneo del governo è eradicare oltre ai coltivi anche la popolazione per poter sfruttare la terra ed in particolare il sottosuolo ricco di minerali preziosi, che gli indigeni non utilizzano perché non è
nella loro cultura e per preservare le risorse idriche. Sono infatti i militari stessi a minacciare, rubare, spaventare la gente, a volte vestiti da paramilitari per non farsi riconoscere. La gente è convinta che il governo non avrebbe mai concesso l'asfaltatura della strada che porta fino a qui (praticamente in mezzo al nulla) se non ci fosse sotto qualcosa di più grosso.
La presenza degli uni attira l'intervento o lo scontro con gli altri e la gente ci vive in mezzo come può.
Questo rende evidente perché si è deciso di non schierarsi, ma ciò non significa inerzia. Venerdì 8 febbraio in Toribio i cabildos dei tre resguardos hanno organizzato una marcia e una manifestazione a favore della vita, della pace e della smilitarizzazione in cui ci sarà un momento dedicato alla narrazione del processo storico che ha portato alla rivendicazione di popolo e anche un riconoscimento per la guardia indigena che è stata istituita nel 2002. Quest'ultima si compone di
volontari disarmati ed ha il compito di proteggere la vita della popolazione civile, ma non la sicurezza dei coltivi illeciti, che sono ciò che attira le parti armate nel territorio.
Speriamo e preghiamo che tutto si svolga in modo tranquillo, perché nei giorni precedenti la marcia ufficiale ci sono stati scontri a fuoco al Tierrero, nel resguardo di Caloto e la guerriglia girava, soprattutto ai piedi delle montagne per intimare alla gente di non partecipare.
Noi dal canto nostro ci mettiamo preghiera, presenza e scritti per far conoscere ciò che ai più non appare.
Raffa e Joseph
mercoledì 6 febbraio 2008
lunedì 4 febbraio 2008
La Rete Italiana di Solidarietà Colombia Vive!, accanto alle vittime

Oggi 4 febbraio 2008, si realizzano in Colombia e in diverse città del mondo, eventi pubblici con diverse motivazioni politiche e esistenziali: il Governo colombiano e i grandi mezzi di comunicazione hanno lanciato un appello per marciare contro le FARC; i familiari dei sequestrati da questa organizzazione guerrigliera, hanno preferito organizzare una giornata di preghiera e non partecipare alla marcia ufficiale; le organizzazioni che difendono i diritti umani, i sindacati e altre organizzazioni sociali e forze politiche alternative, realizzeranno una concentrazione in Piazza Bolivar a Bogotà, in favore dell’Accordo Umanitario, contro la guerra e i sequestri.
La Rete Italiana di Solidarietà Colombia Vive!, manifesta il suo appoggio alle vittime della violenza colombiana esigendo dal Governo colombiano e dalle FARC , che realizzino, il più presto possibile, un Accordo Umanitario che permetta di rilasciare in libertà le persone in mano alle FARC.
La nostra voce di protesta si alza contro tutti i gruppi armati legali e illegali, Esercito, Paramilitari e guerriglia, che continuano a colpire la popolazione civile; contro la negazione di chi detiene il potere , di impegnarsi realmente per una uscita negoziata e politica dal conflitto armato che da oltre 40 anni insanguina il paese e contro le strutture che hanno consentito di rendere permanente ed eterna la situazione d’ingiustizia sociale ed economica in Colombia.
Di seguito vi invitiamo a leggere la lettera che la nostra amica e compagna di viaggio Natalia Biffi ha inviato all’Ambasciatore della Colombia in Italia Sabas Pretelt , come risposta all’invito fatto dall’Ambasciata per partecipare oggi a Roma alla concentrazione contro le FARC, senza fare nessun riferimento al terrore paramilitare e delle Forze ufficiali.
- Desidero dire – sorride il colonnello Aureliano Buendìa ,
- che stiamo lottando per il potere-.
- Sono riforme tattiche - risponde uno dei delegati del Governo.
- Per adesso quello che è importante e ampliare la base popolare della guerra.
- Dopo vedremo ( Marquez, 1987:733)
Granada 3 febbraio 2008
Signor Ambasciatore,
ho ricevuto la sua lettera di invito alla manifestazione “NO A LAS FARC” che conferma, disgraziatamente, la mia profonda intuizione e timore per il significato che si potrebbe assegnarle, senza uno sguardo, a questo grido che riflette il dolore di noi tutti di fronte all’arbitrio di coloro che ostentano le armi, sia che si chiamino guerriglia, narcoparamilitari o Esercito nazionale.
Io, dal canto mio, non parteciperò alla manifestazione e non perché sono una guerrigliera o appoggi questo gruppo che, come gli altri, pretende di legittimare la sua azione attraverso il terrore. Non parteciperò perché il popolo colombiano da molto tempo ha detto NO alle FARC. A volte sono gli interessi privati, militari e, perché non dirlo, un sistema politico che ha bisogno di questi spettacoli per giustificare le sue ingiustizie, a volte sono quelli che non hanno saputo né voluto fare nel nostro paese una Politica di Pace.
Così come grido No alle FARC, NO al sequestro, grido anche NO a la Narcoplitica, NO ai Paramilitari nel Congresso, NO alla Politica di Sicurezza Democratica, NO alle detenzioni arbitrarie, NO al Falso Positivo, NO ai latifondisti, NO al 6,5% del nostro PIL in spese militari, NO al Plan Colombia, NO al Trattato del Libero Commercio, NO alle piantagione della Palma da olio, NO allo sfollamento forzato dei nostri contadini, NO alla percentuale tanto alta ( più della metà dei cittadini) che vive in situazione di povertà, senza accesso all’educazione, alla salute e alla protezione dell’ambiente.
Distinto Ambasciatore, non desidero che legga questa risposta come una comunicazione offensiva, semplicemente mi sono permessa di risponderle come ho fatto con tutti quelli che mi hanno invitato a partecipare a questa manifestazione. Mi piacerebbe terminare con quello che ha scritto Juan Camillo Restrepo, persona che lei conosce bene: “ Se le FARC non fossero esistite le avremmo dovute inventare. Sono la principale giustificazione per lo straripamento delle spese militari e per giustificare la rielezione a tempo indeterminato. “
Io spero che Juan Camilo Restrepo, non abbia ragione.
La saluto molto cordialmente,
sua concittadina,
Natalia Biffi H.
Contra todas las violencias y en favor del Acuerdo Humanitario
¡No al secuestro!
Colombia en pie por libertad, acuerdos humanitarios y paz
Ninguna causa justifica y nadie debe justificar crímenes de guerra o de lesa humanidad, sean cometidos por guerrilleros, paramilitares o agentes del Estado, porque constituyen graves infracciones al derecho internacional humanitario y, con frecuencia, actos terroristas.
!Qué los liberen a todos ya! Este es el grito que convoca a millones de personas en Colombia y el mundo para exigir la libertad de los secuestrados. ¡Qué no vuelvan a secuestrar! Esa es la exigencia de una sociedad hastiada con este delito de lesa humanidad y con los tratos crueles, indignos e inhumanos a que están sometidas las víctimas.
Saludamos la decisión unilateral de las FARC de liberar a Clara Rojas y Consuelo González. Agradecemos las gestiones humanitarias del presidente de Venezuela, Hugo Chávez y demás gobiernos de países amigos, de la senadora Piedad Córdoba, del Comité Internacional de la Cruz Roja, así como la facilitación del gobierno colombiano para esta liberación. La facilitación internacional debe hacerse con respeto a nuestra soberanía.
Este es un camino viable para liberar cuanto antes a quienes se encuentran enfermos. El otro es el acuerdo humanitario por el cual seguimos trabajando. El gobierno y las FARC deben flexibilizar sus condiciones (mover los inamovibles) bajo consideraciones humanitarias y no políticas. Respaldamos la propuesta de Francia, España y Suiza para una zona desmilitarizada y con presencia internacional, que permita el encuentro, el dialogo y la liberación en un tiempo acordado y limitado. Anuncios de rescate o cerco militar, así como nuevos secuestros, no favorecen un clima propicio para eventuales acuerdos.
Recordamos que también hay indignación por los miles de asesinatos y desapariciones forzadas cometidas por grupos paramilitares que siguen operando en el territorio nacional. Estos crímenes de guerra se ponen en evidencia con la identificació n de mas de cuatro mil fosas comunes en donde ocultaron los cadáveres, luego de someter a las víctimas a crueles torturas. Mas de 4 millones de personas han sido desplazadas y sus tierras arrebatadas. También motivan indignación y rechazo las muertes de civiles, presentados como "bajas en combates" y las detenciones arbitrarias que terminan siendo falsos positivos de la Fuerza Pública.
Reafirmamos que este conflicto armado no tiene solución militar. La costosa guerra del Estado no es el camino para superar el conflicto ni las armas de la guerrilla son la vía para resolver sus causas.
El 4 de febrero, al igual que miles de colombianos y colombianas en el país y en el mundo, haremos sentir nuestra voz por la libertad, los acuerdos humanitarios y la paz. En Bogotá la concentración será en la Plaza de Bolívar el 4 de febrero desde las diez de la mañana, sin violencia, respetando el pluralismo y la libertad de expresión. Con todas las víctimas, toda la solidaridad y toda nuestra indignación.
Firman:
Acción Campesina Colombiana, Alianza Iniciativa de Mujeres Colombianas por la Paz (IMP), Agenda Caribe, APAT (Neiva), Asamblea Permanente de la Sociedad Civil por la Paz, Asociación Cultural y Ambientalista del Sur -- ACAS (Neiva), Asociación Escuela Ciudadana (Cali), Asociación Lanzas y Letras (Neiva), Asociación para el Desarrollo Integral de las Mujeres, la juventud y la infancia, Asociación para la Promoción Social Alternativa MINGA, ASOCOMIN (Neiva), ASOCOPH (Huila), Asomujer y Trabajo, Central Unitaria de Trabajadores CUT, Centro de Investigación y Educación Popular (CINEP), CINCOP, Confederación de Colombia CTC, Confederación General del Trabajo CGT, Confederación Nacional de Organizaciones Afrocolombianas, Consejo Regional Indígena del Cauca CRIC, Consultoría para los Derechos Humanos y el Desplazamiento (CODHES), COOFINEP, Corporación Andes (Neiva), Corporación Avanzar (Neiva), Corporación Avocar, Corporación Casa de la Mujer, Corporación Cuchiyuyo (Neiva), Corporación Curibano (Neiva), Corporación ]UHACO (Neiva), Corporación Nuevo Arco Iris, Corporación para la Vida: Mujeres que Crean, Corporación Red de Promotores de Derechos Humanos y DIH (Neiva), Corporación Vamos Mujer, Corporación Viva la Ciudadanía, Escuela Nacional Sindical, Escuela Popular de Derechos Humanos (Neiva), FENSOAGRO (Neiva), Foro Interétnico Solidaridad Chocó, Fundación Compromiso (Bucaramanga) , Fundación Confiar, Fundación Cultura Democrática, Fundación País Libre, Fundación Progresar (Cúcuta), Fundación Seres Humanos, Fundación SURCOS (Cartagena), Iniciativa de Mujeres por la Paz (Neiva), Instituto para el Desarrollo y la Paz (INDEPAZ), Instituto Popular de Capacitación (IPC) Medellín, Instituto Sindical Maria Cmo -ISMAC, ISCOD, Liberales Plan B, Mesa Cooperativa y Solidaria, Misión de Observación Electoral -MOE, Movimiento Comunal Comunitario, Observatorio Surcolombiano de Derechos Humanos (Neiva), Organización Femenina Popular (Neiva), Planeta Paz, Plataforma pa'l Sur, (Neiva), POLO DEMOCRATICO ALTERNATIVO, Red Nacional de lniciativas por la Paz y contra la Guerra REDEPAZ, Red Nacional de Mujeres, Ruta pacífica por la salida Negociada del Conflicto Annado Interno, Unión Nacional de Usuarios de Servicios Públicos Domiciliarios, Alejandra Barrios Cabrera, Alejandro Chaparro, Alexandra Bermúdez, Álvaro Villarraga, Ana Teresa Bernal, Andre Roth, Apécides Alvis, Boris Montes de Oca, Camilo González Posso, Carlos Gaviria Díaz, Carlos Rodríguez Díaz, Carlos Rodríguez Mejía, Carlos Salgado, Daniel García-Peña, Eduardo Cifuentes Muñoz, Fabián Villota Galeano, Flor Edilma Osorio Pérez, Gloria Florez, Gustavo Petro, Héctor Fajardo, Jaime Zuluaga, Jorge Castellanos, Jorge Rojas Rodríguez, Julio Roberto Gómez, Laurence Mazure, Luciano Sanin, Luís Eduardo Salcedo, Luís Sandoval, Mágdala Velásquez, María Eugenia Sánchez, Marco Romero Silva, Mauricio García S.J, Mauricio Trujillo-Uribe, Martha Peña, Miller Dussán Calderón, Norma Henriquez, Olga Amparo Sánchez, Lucía Ramírez, Oscar Arbelaez , Pala Arbelaez , Parmenio Cuéllar Bastidas, Pedro SanLlna Rodríguez, Satya Jennings, Wïlfredo Cañizales, Wi1son Borja, Witney Chávez ...
Colombia en pie por libertad, acuerdos humanitarios y paz
Ninguna causa justifica y nadie debe justificar crímenes de guerra o de lesa humanidad, sean cometidos por guerrilleros, paramilitares o agentes del Estado, porque constituyen graves infracciones al derecho internacional humanitario y, con frecuencia, actos terroristas.
!Qué los liberen a todos ya! Este es el grito que convoca a millones de personas en Colombia y el mundo para exigir la libertad de los secuestrados. ¡Qué no vuelvan a secuestrar! Esa es la exigencia de una sociedad hastiada con este delito de lesa humanidad y con los tratos crueles, indignos e inhumanos a que están sometidas las víctimas.
Saludamos la decisión unilateral de las FARC de liberar a Clara Rojas y Consuelo González. Agradecemos las gestiones humanitarias del presidente de Venezuela, Hugo Chávez y demás gobiernos de países amigos, de la senadora Piedad Córdoba, del Comité Internacional de la Cruz Roja, así como la facilitación del gobierno colombiano para esta liberación. La facilitación internacional debe hacerse con respeto a nuestra soberanía.
Este es un camino viable para liberar cuanto antes a quienes se encuentran enfermos. El otro es el acuerdo humanitario por el cual seguimos trabajando. El gobierno y las FARC deben flexibilizar sus condiciones (mover los inamovibles) bajo consideraciones humanitarias y no políticas. Respaldamos la propuesta de Francia, España y Suiza para una zona desmilitarizada y con presencia internacional, que permita el encuentro, el dialogo y la liberación en un tiempo acordado y limitado. Anuncios de rescate o cerco militar, así como nuevos secuestros, no favorecen un clima propicio para eventuales acuerdos.
Recordamos que también hay indignación por los miles de asesinatos y desapariciones forzadas cometidas por grupos paramilitares que siguen operando en el territorio nacional. Estos crímenes de guerra se ponen en evidencia con la identificació n de mas de cuatro mil fosas comunes en donde ocultaron los cadáveres, luego de someter a las víctimas a crueles torturas. Mas de 4 millones de personas han sido desplazadas y sus tierras arrebatadas. También motivan indignación y rechazo las muertes de civiles, presentados como "bajas en combates" y las detenciones arbitrarias que terminan siendo falsos positivos de la Fuerza Pública.
Reafirmamos que este conflicto armado no tiene solución militar. La costosa guerra del Estado no es el camino para superar el conflicto ni las armas de la guerrilla son la vía para resolver sus causas.
El 4 de febrero, al igual que miles de colombianos y colombianas en el país y en el mundo, haremos sentir nuestra voz por la libertad, los acuerdos humanitarios y la paz. En Bogotá la concentración será en la Plaza de Bolívar el 4 de febrero desde las diez de la mañana, sin violencia, respetando el pluralismo y la libertad de expresión. Con todas las víctimas, toda la solidaridad y toda nuestra indignación.
Firman:
Acción Campesina Colombiana, Alianza Iniciativa de Mujeres Colombianas por la Paz (IMP), Agenda Caribe, APAT (Neiva), Asamblea Permanente de la Sociedad Civil por la Paz, Asociación Cultural y Ambientalista del Sur -- ACAS (Neiva), Asociación Escuela Ciudadana (Cali), Asociación Lanzas y Letras (Neiva), Asociación para el Desarrollo Integral de las Mujeres, la juventud y la infancia, Asociación para la Promoción Social Alternativa MINGA, ASOCOMIN (Neiva), ASOCOPH (Huila), Asomujer y Trabajo, Central Unitaria de Trabajadores CUT, Centro de Investigación y Educación Popular (CINEP), CINCOP, Confederación de Colombia CTC, Confederación General del Trabajo CGT, Confederación Nacional de Organizaciones Afrocolombianas, Consejo Regional Indígena del Cauca CRIC, Consultoría para los Derechos Humanos y el Desplazamiento (CODHES), COOFINEP, Corporación Andes (Neiva), Corporación Avanzar (Neiva), Corporación Avocar, Corporación Casa de la Mujer, Corporación Cuchiyuyo (Neiva), Corporación Curibano (Neiva), Corporación ]UHACO (Neiva), Corporación Nuevo Arco Iris, Corporación para la Vida: Mujeres que Crean, Corporación Red de Promotores de Derechos Humanos y DIH (Neiva), Corporación Vamos Mujer, Corporación Viva la Ciudadanía, Escuela Nacional Sindical, Escuela Popular de Derechos Humanos (Neiva), FENSOAGRO (Neiva), Foro Interétnico Solidaridad Chocó, Fundación Compromiso (Bucaramanga) , Fundación Confiar, Fundación Cultura Democrática, Fundación País Libre, Fundación Progresar (Cúcuta), Fundación Seres Humanos, Fundación SURCOS (Cartagena), Iniciativa de Mujeres por la Paz (Neiva), Instituto para el Desarrollo y la Paz (INDEPAZ), Instituto Popular de Capacitación (IPC) Medellín, Instituto Sindical Maria Cmo -ISMAC, ISCOD, Liberales Plan B, Mesa Cooperativa y Solidaria, Misión de Observación Electoral -MOE, Movimiento Comunal Comunitario, Observatorio Surcolombiano de Derechos Humanos (Neiva), Organización Femenina Popular (Neiva), Planeta Paz, Plataforma pa'l Sur, (Neiva), POLO DEMOCRATICO ALTERNATIVO, Red Nacional de lniciativas por la Paz y contra la Guerra REDEPAZ, Red Nacional de Mujeres, Ruta pacífica por la salida Negociada del Conflicto Annado Interno, Unión Nacional de Usuarios de Servicios Públicos Domiciliarios, Alejandra Barrios Cabrera, Alejandro Chaparro, Alexandra Bermúdez, Álvaro Villarraga, Ana Teresa Bernal, Andre Roth, Apécides Alvis, Boris Montes de Oca, Camilo González Posso, Carlos Gaviria Díaz, Carlos Rodríguez Díaz, Carlos Rodríguez Mejía, Carlos Salgado, Daniel García-Peña, Eduardo Cifuentes Muñoz, Fabián Villota Galeano, Flor Edilma Osorio Pérez, Gloria Florez, Gustavo Petro, Héctor Fajardo, Jaime Zuluaga, Jorge Castellanos, Jorge Rojas Rodríguez, Julio Roberto Gómez, Laurence Mazure, Luciano Sanin, Luís Eduardo Salcedo, Luís Sandoval, Mágdala Velásquez, María Eugenia Sánchez, Marco Romero Silva, Mauricio García S.J, Mauricio Trujillo-Uribe, Martha Peña, Miller Dussán Calderón, Norma Henriquez, Olga Amparo Sánchez, Lucía Ramírez, Oscar Arbelaez , Pala Arbelaez , Parmenio Cuéllar Bastidas, Pedro SanLlna Rodríguez, Satya Jennings, Wïlfredo Cañizales, Wi1son Borja, Witney Chávez ...
